Beati voi!

16-02-2025 VI domenica del Tempo Ordinario di don Fabio Pieroni

Lc 6,17.20-26

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Ed egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: “Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

In questo Vangelo abbiamo ascoltato dei vocaboli che noi utilizziamo spesso, tipo “maledetto” oppure “beato” e ancora “guai”: se noi attribuiamo un significato che ci viene più istintivo, più frequente, più ovvio veniamo sviati, quindi dobbiamo stare attenti.

Proviamo a pensare che la parola che vogliamo analizzare ora è “maledetto”, che viene utilizzata nella prima lettura nella profezia di Geremia, il quale fa una considerazione davanti ad una acacia di Tenerife, pianta del deserto che aveva delle radici profonde 33 metri. La prima lettura diceva così: “maledetto l’uomo che confida nell’uomo e benedetto l’uomo che confida nel Signore”: quindi va a finire male chi confida in sé stesso, perché fallirà; va invece a finire bene chi si affida a Dio, al Signore! Faccio un esempio: immagina di stare con tuo papà, quello grosso, quello forte, grande, bravo, intelligente, il più bello del mondo; fai una passeggiata insieme con lui ed entri dentro un sentiero bellissimo, ma a un certo punto, mentre cammini, ti trovi una pietra che non ti fa più andare avanti. E il tuo papà dice: “vai, spingila!” E tu non ce la fai perché è troppo grande ed il tuo papà ti ripete: “vai, spingi di più!” Riprovi più volte, ma non ce la fai. Allora il tuo papà ti dice: “ma io sono tutte le tue forze, chiamami! Hai scoperto che sei debole, chiama me!” Ecco questo è il punto importante: cioè in un momento di difficoltà ci si rivolge al Padre. Avete sentito che Il Vangelo diceva: “beati coloro che sono poveri, beati quelli che hanno fame, beati quelli che piangono, beati quelli che sono disprezzati dagli altri”. Allora è evidente che sono momenti brutti, perché chi ha fame, sta male; eppure Gesù dice: “beati coloro che hanno fame perché saranno saziati, beati quelli che piangono perché saranno consolati, beati quelli che sono disprezzati perché di essi è il Regno dei cieli”. Ma perché dice che queste cose sono positive? Perché ci sono delle cose negative che nascondono una cosa positiva: questo significa la beatitudine! Mentre invece delle situazioni che sembrano favorevoli sono difficili da gestire, perché uno si monta la testa, è euforico, ride; per esempio, gli si propone di venire a sentire la Sapienza di Dio e lui risponde che non gli interessa perché ha vinto Sanremo; prova a parlare con uno di questi cantanti che hanno vinto: non ti danno retta, perché vivono il momento del successo come una specie di intontimento. Gesù dice di stare attenti a tutti noi che siamo qua: quando uno sta nella difficoltà, è difficile, però c’è un bene là dentro, che è la possibilità di trovarsi con Cristo, di chiedere aiuto a Lui. Ed anche se la fame non finisce, la beatitudine è stare con Lui, vivere insieme con Lui, in quella comunione con Lui che produce lo Spirito Santo, a prescindere dall’esito finale che potrebbe essere quello di essere consolati. Il solo fatto di stare in una situazione difficile ci fa chiedere (come quel bambino) che Dio ci dia tutte le forze necessarie, tra cui lo Spirito che Lui ci ha promesso. Quindi il famoso bambino che spinge e non confida in sé stesso (perché se lo facesse, sarebbe maledetto, sarebbe sconfitto definitivamente, dovrebbe tornare indietro), riconosce questa sua fragilità che lo porta a gridare al Signore: Lui lo visita ed ecco che allora la sua vita è cambiata!

Questo è quello che noi cerchiamo di fare, perché, come diceva il Salmo 1: chi è beato, è felice, è una persona intelligente: “Beato l’uomo che non confida nel consiglio degli empi, non si ferma con i peccatori e non si siede con gli stolti”. C’è un consiglio: non ti fermare! Alcuni bambini oggi non sono venuti perché avevano sonno ed il papà magari gli ha permesso di non venire e son rimasti a letto. Chi è beato? “Chi non ascolta il consiglio degli empi, non si ferma con i peccatori e non si siede con gli stolti, ma si compiace della legge del Signore. La sua legge medita ogni giorno, e questi sarà come un albero piantato lungo i corsi d’acqua, che dà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai”. Questa è la beatitudine! Quindi, quando una persona tra di noi è povera, le puoi parlare, si apre. Quando cresce, quando ha successo, diventa più difficile, si chiude in sé stessa e diventa autoreferenziale, perde la sua fecondità, perde la sua simpatia. Dio entra sempre dalla parte povera, dalla porta di servizio.

Io mi ricordo, quando ero bambino, che avevamo un grande appartamento e c’erano due porte (all’epoca gli appartamenti le avevano): la porta principale e la porta di servizio. Dio entra dalla porta di servizio! Io recentemente passavo dalla via dove abitavo da bambino e sono entrato nel palazzo; ho suonato perché volevo vedere com’era l’appartamento di quando ero piccolo e mi ha risposto l’inquilina già arrabbiata, che non ha creduto che fossi un sacerdote e che volevo solo vedere la sua casetta e quindi mi ha mandato via: è stato un momento triste. Comunque, Dio passa attraverso la porta di servizio e molto spesso questi momenti difficili per noi sono proprio dei segnali, delle autostrade in cui, piano piano tutto si rinnova. Io non so come state vivendo ora, ma una consolazione di fondo è quella di sapere non tanto che si concluda il momento difficile che stiamo attraversando, quanto invece che la finalità fondamentale sia quella di vivere questa comunione misteriosa, spirituale, profonda con Gesù Cristo, questa amicizia, questa sintonia. E anche quando uno continua a rimanere nella minaccia, nella fame, nel pianto, un conto è piangere da soli, vivere da soli, ed un conto è vivere in Cristo e piangere insieme con Cristo: è un’altra cosa. Questa è la beatitudine, questa è la Sapienza nascosta: è proprio quella di vivere in Cristo, insieme con Lui! Questo è il segreto di queste parole, delle Beatitudini, che ci vengono consegnate questa mattina: poter uscire dalla maledizione dell’autoreferenzialità, di chi si chiude in sé stesso, nelle sue prospettive, nelle sue forze e non si apre alla forza che è Dio e alla prospettiva che è il frutto che ci viene dato anche quando dovessimo stare nella difficoltà.